SAN GIACOMO il Maggiore

Buongiorno.

Oggi è mercoledì 25 luglio 2018, SAN GIACOMO il Maggiore

Questa è la sua storia
Dal Vangelo secondo San Matteo 4,18 “Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettava la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: “seguitemi, vi farò pescatori di uomini”. Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.”
Di Giacomo il Maggiore sappiamo che era figlio di Zebedeo, pescatore in Betsaida, e di Salomé, nonché fratello di Giovanni l’Evangelista. Si pensa che la famiglia di Zebedeo fosse imparentata con la famiglia di Gesù, e che Giacomo fosse nato a Jaffa, vicino a Nazareth, sulle rive del lago Genesareth. 
La perseveranza di San Giacomo nella predicazione è testimoniata nel Codice Calixtino (XII secolo), libro fondamentale della tradizione jacopea, che lo qualifica come “santo di mirabile forza, benedetto nel suo modo di vivere, stupefacente per le sue virtù, di grande ingegno, di brillante eloquenza”.
Del resto, è un testimone speciale della vita di Cristo. Assiste nel Tabor alla Trasfigurazione; accompagna Cristo nell’orto di Getsemani; è testimone della resurrezione della figlia di Jairo. Dopo la crocifissione di Cristo, Giacomo il Maggiore, totalmente identificato con la dottrina del suo maestro, si convertì nel principale predicatore nella comunità di Gerusalemme, riscuotendo grande ammirazione per il fervore e la sincerità delle sue parole.
L’Apostolo dovrebbe aver realizzato – così almeno si pensa – il viaggio dalla Palestina alla Spagna in una delle tante navi commerciali che veleggiavano lungo tutto il Mediterraneo. Sbarcato nelle coste dell’Andalusia, proseguì la sua missione evangelizzatrice a Coimbra e a Braga, passando nel “Finis Terrae” ispanico, dove proseguì la predicazione. Gli viene attribuita l’evangelizzazione della “Hispania” e delle regioni occidentali, e se ne sottolinea il suo ruolo di strumento straordinario per la diffusione della tradizione apostolica: Beda il Venerabile, un erudito monaco inglese del VII secolo, indica con sorprendente esattezza il luogo della Galizia dove si troverebbe il corpo dell’Apostolo.
Ambrosio de Morales nel XVI secolo, nella sua opera il Viaggio Santo dice: “Salendo sulla montagna, a metà del fianco, c’è una chiesa dove dicono che l’Apostolo pregasse e dicesse messa, e sotto l’altare maggiore si protende sin fuori della chiesa una sorgente ricca d’acqua, la più fredda e delicata che abbia provato in Galizia”. Questo luogo esiste tuttora ed è chiamato “O Santiaguiño do Monte”.
Il ritorno in Terra Santa, si svolse lungo la via romana di Lugo, attraverso la penisola, passando per Astorga e Zaragoza, ove, sconfortato, Giacomo riceve la consolazione ed il conforto della Vergine, che gli appare (secondo la tradizione il 2 gennaio del 40) sulle rive del fiume Ebro, in cima ad una colonna (pilar) romana di quarzo, e gli chiede di costruire una chiesa in quel luogo. Questo avvenimento servì per spiegare la fondazione della Chiesa di Nuestra Señora del Pilar a Zaragoza, oggi basilica ed importante santuario mariano del cattolicesimo spagnolo. Da questa terra, attraverso l’Ebro, Giacomo probabilmente si diresse a Valencia, per imbarcarsi poi in un porto della provincia di Murcia o in Andalusia e far ritorno in Palestina tra il 42 ed il 44 d.C..
Oramai in Palestina, Giacomo, assieme al gruppo dei “Dodici”, entra a far parte delle colonne portanti della Chiesa di Gerusalemme, ricoprendo un ruolo di grande importanza all’interno della comunità cristiana della Città santa. Opera in un clima in cui in tutti i modi si cercava di sradicare il cristianesimo, tant’è che agli apostoli venne proibito di predicare. Tuttavia Giacomo annunciava il suo messaggio evangelizzatore a tutto il popolo, e aveva molto seguito in virtù della sua capacità comunicativa, della sua dialettica e della sua pesonalità.
Erode Agrippa I, re della Giudea, per placare le proteste delle autorità religiose, per compiacere i giudei ed assestare un duro colpo alla comunità cristiana, lo sceglie in quanto figura assai rappresentativa e lo condanna a morte per decapitazione. In questo modo diventa il primo martire del collegio apostolico. Questa del martirio di Giacomo il Maggiore è l’ultima notizia tratta dal Nuovo Testamento. Secondo la tradizione, lo scriba Josias, incaricato di condurre Giacomo al supplizio, è testimone del miracolo della guarigione di un paralitico che invoca il santo. Josias, turbato e pentito, si converte al cristianesimo e supplica il perdono dell’Apostolo: questi chiede come ultima grazia un recipiente pieno d’acqua e lo battezza. Ambedue verranno decapitati nell’anno 44. Dice la leggenda che due dei discepoli di Giacomo, Attanasio e Teodoro, raccolsero il suo corpo e la testa e li trasportarono in nave da Gerusalemme fino in Galizia. Dopo sette giorni di navigazione giunsero sulle coste della Galizia, ad Iria Flavia, vicino l’attuale paese di nome Padrón.
Una volta approdati, i discepoli incontrarono seri problemi per seppellire il corpo del loro maestro, a causa della regina Lupa, ma soprattutto del re Duyo, nemico dichiarato del cristianesimo. Dopo una serie di fatti miracolosi, la regina Lupa si convertì al cristianesimo e l’Apostolo fu sepolto nel luogo che successivamente vedrà la nascita della città di Santiago.


van4Le Letture di oggi rosso

 

PRIMA LETTURA (2Cor 4,7-15)
Portiamo nel nostro corpo la morte di Gesù.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita.
Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 125)
Rit: Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia.

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.

Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.

Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni.

Canto al Vangelo (Gv 15,16)
Alleluia, alleluia.
Io ho scelto voi, dice il Signore,
perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga.
Alleluia.

VANGELO (Mt 20,20-28)
Il mio calice, lo berrete.

acrvaDal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

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